Senato della Repubblica

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  • Immagine: A spese dell’Europa. Le mille e una frode sui fondi comunitari: a quanto ammontano, come funzionano, chi le combatte

    Tra 2014 e 2020 l'Unione europea metterà a disposizione dell'Italia, attraverso fondi strutturali e di investimento, oltre 77 miliardi di euro: 46,5 per le politiche di coesione e 31 per la politica agricola comune. Ma Uvi e Guardia di Finanza dimostrano come, in 6 casi su 10, i contributi finiscono in mano a furbetti, truffatori e criminalità organizzata. Il record va al Mezzogiorno: 85% di frodi sui fondi strutturali. Al Centro va invece il record degli illeciti per agricoltura e pesca.

  • Immagine: L'importante è partecipare. 1996-2017: come (e quanto) ha contribuito il Senato alla formazione delle leggi europee?

    È stato il governo, fino alla XV legislatura, a scegliere e inviare al Parlamento gli atti comunitari da esaminare. Ed è stato un flusso molto discontinuo (2 documenti nel 1999, 115 nel 2000, uno nel 2002) fino a quando, nel 2006, la Commissione europea ha cambiato prassi. Oggi il dialogo Roma-Bruxelles è diretto e continuo: nella XVII legislatura il Senato ha "lavorato" 924 atti europei, di cui almeno 10 segnalati dal governo ogni settimana perchè di interesse nazionale. Come si sono organizzati i senatori per reggere il ritmo?

  • Immagine: Chi inquina, guadagna? Tra SAD e SAF: i sussidi che salvano l'ambiente e i bonus che favoriscono l'inquinamento

    Incentivi, esenzioni, agevolazioni: ogni anno lo Stato spende 76 miliardi di euro solo in termini di spese fiscali. Ma le misure erogate rispettano sempre l'ambiente? Paradossalmente no. Secondo il primo (e ancora parziale) Catalogo dei sussidi ambientali, nel 2016 ben 16,2 miliardi sono stati impegnati per i SAD, sussidi dannosi per l'ambiente, mentre 15,7 miliardi sono stati utilizzati per i SAF, i sussidi ambientalmente favorevoli. Esistono margini per intervenire?

  • Immagine: Partner cercasi (a scopo investimento). Dove, come, quanto funziona in Italia il partenariato tra pubblico e privato?

    L'Italia, pur presentando nel 2016 un'elevata incidenza della spesa pubblica sul PIL (49,6%), destina agli investimenti una parte molto modesta delle proprie risorse: il 2,1%. Il partenariato pubblico-privato (PPP) ha rappresentato perciò, negli ultimi 15 anni, una risorsa sempre più importante per finanziare nuove infrastrutture e garantire servizi ai cittadini. Ma troppa burocrazia, carenze tecnico-progettuali e criticità gestionali possono mettere a rischio le grandi opere.

  • Immagine: Come si misura la felicità dei cittadini? Il benessere equo e sostenibile nel ciclo italiano di finanza pubblica

    L'Italia è il primo Paese che, con la riforma del bilancio dello Stato del 2016, ha attribuito ufficialmente al BES un ruolo nell'attuazione delle politiche pubbliche. Il PIL da solo non basta infatti a valutare la felicità di una popolazione, come dimostrano le classifiche della Banca Mondiale: nel 2017 l'Italia rientrava nel 16% dei paesi più ricchi, eppure era solo al 48° posto (su 155) secondo il World Happiness Report. A parità di PIL, insomma, all'Italia mancano alcuni "fattori di felicità".

  • Immagine: Parità vo cercando. 1948-2018, settant'anni di elezioni in Italia: a che punto siamo con il potere delle donne?

    Nella I legislatura della Repubblica sono entrate in Parlamento 4 senatrici e 49 deputate: il 5 per cento. Nel 2018, le parlamentari hanno raggiunto il 35 per cento e il Senato ha eletto il suo primo presidente donna.Che cosa è successo nel frattempo? Su oltre 1500 incarichi di ministro, solo 78 sono andati finora alle donne. Nessuna è diventata presidente del Consiglio.Una sola donna è stata al vertice della Vigilanza Rai, due hanno presieduto l'Antimafia, nessuna il Copasir. E solo 9 donne sono diventate governatrici.